Ultimi articoli
Per la serie “non si esce vivi dagli anni 80″…
Dopo 25 anni si riuniscono anche gli Yazoo!
La cantante Alison Moyet e Vince Clarke hanno in programma un tour per festeggiare la loro riunione artistica; nel frattempo uscirà un cofanetto di 4 dischi, In Your Room, contenente sia gli album in studio sia rarità, accompagnato dall’immancabile dvd con la raccolta di video, spezzoni di concerti e apparizioni televisive.
La data di uscita di quest sciccheria sembra essere il 26 maggio.
Contestualmente a tutto ciò è in circolazione uno stupendo remix di Hercules & Love Affair del loro brano Situation, che potete ascoltare qui (www.yazooinfo.com)
Quel truzzo di DMX
Dmx a tutto gas su una Chevrolet gialla del 1966. Il famoso rapper è stato pizzicato dall’autovelox della polizia dell’Arizona mentre sfrecciava a oltre 180 chilometri orari.
La vera notizia è però la conferma che il personaggio è un vero truzzo: notare l’adesivo parasole personalizzato!
A questo punto il consiglio non può che essere di farsi un giro da ‘Pimp my ride’…
Andar per birra a Parma
Negli ultimi tempi ho scoperto che la provincia di Parma, oltre a produrre ottimi salumi (culatello rules!), è anche zona di birre artigianali.
Ho avuto occassione di sperimentare i prodotti di bue birrifici: Birrificio Torrechiara e Birrificio del Ducato.
Il Birrificio Torrechiara, sito in Torrechiara, produce birra dal 2000. Ha in catalogo diversi tipi di birre (dalla weisse alle rosse) e propone anche birre decisamente particolari, esperimenti ben riusciti in cui trovano spazio contaminazioni enologiche.
Finora ho avuto modo di provare la bionda e la weisse, che oltre al gusto molto pulito si fanno apprezzare per la loro leggerezza. Sono in attesa di aprire la Panil Barriquee e la Panil Enhanced, vi farò sapere quando ne avrò avuto occasione.
Da non tralasciare il fatto che il prezzo di queste birre non si discosta molto da quelle industriali.
E’ possibile acquistare anche via internet mandando una email al birrificio ma una visita è fortemente consigliata.
Il Birrifio del Ducato invece si trova a Roncole Verdi di Busseto. L’ho conosciuto perchè c’è un bar nella piazza di Fontanellato che vende le loro birre. Ho assaggiato la Chimera che è una ottima rossa doppio malto. E’ già in programma una visita al birrificio per l’acquisto delle altre specialità. Anche in questo caso mi riprometto di recensire i prossimi assaggi.
Jovanotti: musica e piccoli gesti per il futuro di tutti
NON sono Al Gore… In realtà io faccio una vita piuttosto normale, insieme alla mia famiglia semplicemente cerchiamo di rispettare l’ambiente nei piccoli gesti quotidiani. Io sono, per carattere, non catastrofista. Cercherei di fare un ritratto abbastanza positivo della situazione. Ci sono dei segni molto positivi che stanno arrivando: pensate quanto è cambiata la coscienza ecologica negli ultimi 10 anni. È cambiata veramente tanto.
Ci sono anche dei segni che ci indicano che abbiamo preso la strada sbagliata: come la tendenza ad antropomorfizzare la natura. Questa idea che la natura è una specie di parente che ogni tanto bisogna andare a trovare non è una idea sana secondo me: la natura è tutto. Siamo passati dal futuro come promessa, al futuro come minaccia. E questa è la vera forma di resistenza che noi dobbiamo portare avanti: cercare di tornare, di recuperare una visione del futuro come promessa e non del futuro come minaccia.
Io vengo dal rap: dalla musica più urbana che c’è. Però, a maggior ragione, nascendo dalle città il rap ha una grande ansia, ha una forte anelito verso il corpo, verso comunque l’essere naturale. E questa secondo me è l’esigenza di una comunità cresciuta in una condizione totalmente urbana che per forza di cose va a cercare una natura dentro di se, attraverso un tipo di musica.
Questa ricerca di un senso di giustizia da parte di molti artisti secondo me ha a che fare semplicemente con il fatto di essere artisti. Perché nella musica a volte si intravedono mondi perfetti. Nella musica si intravedono mondi equilibrati. Un artista come Bono, che è un grande artista, che vive momenti di estasi dentro gli stadi pieni di gente che lo amano, ha visto quell’energia e quel momento di utopia sospesa tante volte.
Quindi si muove in quella direzione, spendendosi in prima persona e credo con dei risultati eccezionali. Tutto questo fa sì che lui porti tutto questo bagaglio e lo faccia diventare politica. Politica in una maniera moderna, alla maniera sua. Dopodiché da lì il passo è breve per capire che tutto è collegato: la povertà di gran parte di questo pianeta ha a che fare con la distruzione sistematica degli ecosistemi del nostro pianeta.
Sicuramente c’è un grosso movimento. Io per esempio sono amico di Ben Harper, se ne parlava proprio qualche giorno fa di questa aria che sta venendo fuori attraverso di lui, attraverso gente come Jack Johnson che ha scritto sul suo disco “Questo disco è stato realizzato interamente con energia solare”.
Ho chiesto all’Enel di fare un lavoro per l’emissione zero di anidride carbonica durante la mia tournée. Calcoleranno, con una onlus che offre questo tipo di servizio, una media di emissioni. Non solamente relativa alle mie macchine, agli spostamenti del camion e all’elettricità prodotta dal concerto, ma anche alle macchine del pubblico che arriverà. Quindi tutte le emissioni prodotte da un mio concerto. E faranno progetti di riforestazione nella provincia dove avviene il concerto.
Come genitore penso veramente che le cose cambieranno, Rispetto alla coscienza ecologica stanno già cambiando. Stanno cambiando anche in questo momento. In fondo ciò che è utile diventa automaticamente bello. Io vorrei vedere i nostri centri storici pieni di pannelli solari, perché sono molto belli.
È la funzione che esercitano che li rende belli. Così come il corpo di una donna è bello perché è riproduttivo, allo stesso modo è interessante tutto quello che ha a che fare con l’ecologia oggi perché ci fa venire in mente la riproduzione della nostra specie, la sopravvivenza della nostra specie.
Tutte queste eliche lungo i nostri crinali all’inizio disturbavano un po’, adesso sempre meno. Tra un po’ sarà bellissimo vedere un crinale con le eliche per l’energia eolica. Così come, probabilmente, negli anni ’50 e ’60 un “signorotto” passando davanti ad una delle fabbriche che sbuffavano fumo avrà pensato: “Che meraviglia il mondo moderno!”. Dobbiamo andare un futuro in cui non c’è più l’Earth Day, ma è tutti i giorni Earth Day.
Questo monologo , dal titolo “Conversazione con Jovanotti” NON sono Al Gore… In realtà io faccio una vita piuttosto normale, insieme alla mia famiglia semplicemente cerchiamo di rispettare l’ambiente nei piccoli gesti quotidiani. Io sono, per carattere, non catastrofista. Cercherei di fare un ritratto abbastanza positivo della situazione. Ci sono dei segni molto positivi che stanno arrivando: pensate quanto è cambiata la coscienza ecologica negli ultimi 10 anni. È cambiata veramente tanto.
Ci sono anche dei segni che ci indicano che abbiamo preso la strada sbagliata: come la tendenza ad antropomorfizzare la natura. Questa idea che la natura è una specie di parente che ogni tanto bisogna andare a trovare non è una idea sana secondo me: la natura è tutto. Siamo passati dal futuro come promessa, al futuro come minaccia. E questa è la vera forma di resistenza che noi dobbiamo portare avanti: cercare di tornare, di recuperare una visione del futuro come promessa e non del futuro come minaccia.
Io vengo dal rap: dalla musica più urbana che c’è. Però, a maggior ragione, nascendo dalle città il rap ha una grande ansia, ha una forte anelito verso il corpo, verso comunque l’essere naturale. E questa secondo me è l’esigenza di una comunità cresciuta in una condizione totalmente urbana che per forza di cose va a cercare una natura dentro di se, attraverso un tipo di musica.
Questa ricerca di un senso di giustizia da parte di molti artisti secondo me ha a che fare semplicemente con il fatto di essere artisti. Perché nella musica a volte si intravedono mondi perfetti. Nella musica si intravedono mondi equilibrati. Un artista come Bono, che è un grande artista, che vive momenti di estasi dentro gli stadi pieni di gente che lo amano, ha visto quell’energia e quel momento di utopia sospesa tante volte.
Quindi si muove in quella direzione, spendendosi in prima persona e credo con dei risultati eccezionali. Tutto questo fa sì che lui porti tutto questo bagaglio e lo faccia diventare politica. Politica in una maniera moderna, alla maniera sua. Dopodiché da lì il passo è breve per capire che tutto è collegato: la povertà di gran parte di questo pianeta ha a che fare con la distruzione sistematica degli ecosistemi del nostro pianeta.
Sicuramente c’è un grosso movimento. Io per esempio sono amico di Ben Harper, se ne parlava proprio qualche giorno fa di questa aria che sta venendo fuori attraverso di lui, attraverso gente come Jack Johnson che ha scritto sul suo disco “Questo disco è stato realizzato interamente con energia solare”.
Ho chiesto all’Enel di fare un lavoro per l’emissione zero di anidride carbonica durante la mia tournée. Calcoleranno, con una onlus che offre questo tipo di servizio, una media di emissioni. Non solamente relativa alle mie macchine, agli spostamenti del camion e all’elettricità prodotta dal concerto, ma anche alle macchine del pubblico che arriverà. Quindi tutte le emissioni prodotte da un mio concerto. E faranno progetti di riforestazione nella provincia dove avviene il concerto.
Come genitore penso veramente che le cose cambieranno, Rispetto alla coscienza ecologica stanno già cambiando. Stanno cambiando anche in questo momento. In fondo ciò che è utile diventa automaticamente bello. Io vorrei vedere i nostri centri storici pieni di pannelli solari, perché sono molto belli.
È la funzione che esercitano che li rende belli. Così come il corpo di una donna è bello perché è riproduttivo, allo stesso modo è interessante tutto quello che ha a che fare con l’ecologia oggi perché ci fa venire in mente la riproduzione della nostra specie, la sopravvivenza della nostra specie.
Tutte queste eliche lungo i nostri crinali all’inizio disturbavano un po’, adesso sempre meno. Tra un po’ sarà bellissimo vedere un crinale con le eliche per l’energia eolica. Così come, probabilmente, negli anni ’50 e ’60 un “signorotto” passando davanti ad una delle fabbriche che sbuffavano fumo avrà pensato: “Che meraviglia il mondo moderno!”. Dobbiamo andare un futuro in cui non c’è più l’Earth Day, ma è tutti i giorni Earth Day.
Questo monologo dal titolo “Conversazione con Jovanotti” sarà in onda domani su Sky Cinema Mania alle ore 20.40.
Pensiamo ad altro…
ad esempio a come sia possibile spiegare i misteri di Lost con la teoria sui viaggi nel tempo tramite una macchina spazio-temporale.
Max Casacci sul risultato elettorale
Riporto dalla bacheca di subsonica.it
forza linchestein di Max Casacci
verrebbe da considerare che ha vinto il popolo dell’abolizione last minute del bollo auto, delle promesse imbonitrici di una sicurezza che leghisti post fascisti (efficaci manganellatori a Genova) non hanno mai saputo garantire. Peraltro non lo faranno nemmeno a questo giro, anche perché la sicurezza passa attraverso politiche sociali di prevenzione e lavoro sul territorio (proprio quelle che il taglio della spesa probabilmente decimerà) non attraverso proclami inapplicabili nell’Europa di questi anni.
Verrebbe da dire che per la maggior parte degli italiani il meccanismo del voto riflette una tendenza cinica, disillusa spesso superficiale che tiene più conto degli argomenti semplicistici (facilmente spendibili in tv) e non della reali condizioni dell’Italia. Il governo Prodi, in assoluto tra i meno peggiori che abbiamo mai avuto, è diventato impopolare anche affrontando il tema dell’indebitamento cronico con il rigore che alla nostra destra alla amatriciana é sempre mancato
Con questi argomenti si spiegano diverse cose ma non tutto.
Ai governo di centrosinistra manca come sempre il coraggio di agire fino in fondo e un efficace capacità di comunicazione. Il fardello di personaggi come gli amministratori campani trasformati in baroni della politica, la linea eccessivamente ondivaga sulle questioni civili, sulla politica estera, su troppe riforme inapplicate non si spiegano solo con una composizione necessariamente eterogenea eredità di una legge elettorale che ci siamo ritrovati tra i piedi anche a questo giro. Appunto.
La sinistra che non sarà più rappresentata in Parlamento dovrà (non faccio fatica a scrivere dovremo anche se ho deciso per il “voto utile”) finalmente riflettere sul proprio atteggiamento elitario, sul vizio atavico di non sentirsi mai appagata senza una componente di litigioso scontento.
Insomma, per abbracciare ideali semplici, naturali e umanisti non é possibile doversi sentire sempre sotto commissione d’esame. Così come per riconoscere la propria identità non ha senso doversi esclusivamente riferire a realtà lontane geograficamente, storicamente e culturalmente. In Italia abbiamo le nostre rivoluzioni da portare a termine: contro la mafia, contro le povertà, contro le nuove schiavitù. Perché allora solo intorno al Chiapas o alla Palestina (il Darfur no e il Kurdistan non più tanto) o a circostanze dove ci sia qualche cosa che assomigli ad una lotta tra buoni e cattivi si riesce a trovare una piena identificazione?.
Premesso che sono stato in entrambi i luoghi e che ho espresso una solidarietà concreta più volte ad entrambe le situazioni, temo che per molti “militanti” sia più facile appassionarsi a temi così lontani proprio perché lontani e facilmente schematizzabili in una simmetria. La realtà é purtroppo differente e asimmetrica soprattutto in Italia. La lotta alla mafia, per esempio, non é una questione di indiani e cowboys. Ci sono sbirri, preti, magistrati, a volte anche esponenti legati alla destra sociale che combattono dalla parte giusta. Non volerlo vedere vuole dire avere problemi di messa a fuoco. Ecco in sintesi di nuovo il problema: la messa a fuoco, la capacità di capire a che pagina é arrivato il calendario e la capacità di riflettere su troppe autoindulgenze spacciate atteggiamenti libertari.
Non é neppure possibile relazionarsi a fenomeni come quello dell’immigrazione con letture ideologiche. La criminalità legata alle nuove migrazioni é un dato di fatto, ci sono molte persone “migranti” che sceglierebbero comunque la via della delinquenza, esattamente come fanno troppi ragazzi al sud, perché come ricorda Saviano, la camorra é meritocratica, offre soldi e un ruolo. Continuare a credere che chi delinque non pratica il libero arbitrio, ma viene sempre e comunque solo schiacciato dal peso dell’ingiustizia planetaria é sbagliato e produce il risultato leghista.
Se é vero che la limitazione della libertà si esprime attraverso le epurazioni nelle redazioni(quante ne vedremo da domani?), nelle facoltà, nelle telecamere piazzate ovunque, nelle leggi che impediscono di bere un bicchiere di birra dopo le due di notte (a proposito grazie A.N.), é altrettanto vero che essere una donna non potere girare tranquillamente di sera per le strade propria città é limitazione di libertà pura e semplice.
Credo che ci sia questa urgenza nel voto espresso ieri. La voglia di farla finita con la politica che gira intorno agli argomenti, che pasticcia tra questioni di ruolo e reali necessità e che finisce per rendersi incomprensibile.
Berlusconi ha sempre e solo l’unico merito di intercettare quello che gli italiani vogliono sentirsi dire e di avere la faccia (tosta) di sbatterlo sullo schermo, pur sapendo che nasconderà i cocci sotto il tappeto di qualcun altro. Lui ha una missione e una priorità, i propri interessi, e vince proprio perché dall’altra parte troppo spesso manca la forza incisiva delle priorità.
Per i prossimi 5 anni…
Is pretty final
I’m collecting vinyl
I’m gonna DJ at the end of the world
Cos if heaven does exist
With a kicking playlist
I don’t wanna miss it at the end of the world
R.E.M. – I’m gonna dj (live in Dublin)
Mi do questo consiglio per affrontare i prossimi 5 anni di governo Berlusconi con distaccata indifferenza!
Pensavo che avrei iniziato con qualcosa di diverso…
Ho trovato questo bellissimo post di Suzukimaruti che riporto integralmente; credo descriva benissimo come mi sento oggi…
L’opportunità del male – riflessioni postelettorali stranamente serene
Serve un bilancio elettorale, visti i risultati più che eloquenti?
Credo di sì. Credo anche serva farlo da lucidi. E per una volta lo sono, perché la portata del successo del progetto berlusconiano, nell’anno in cui si presenta più “brutto”, più privo d’idee e più incattivito, invita ad una riflessione in prospettiva che va ben al di là del mero risultato elettorale.
Il post è lunghetto, ma credevo peggio. Ed è un po’ più ragionevole del solito. Forse per una volta potreste provare a leggerlo tutto.
Se facciamo due somme, tenendo conto che scrivo questo a spoglio in corso e con dati provvisori, il risultato reale è che in quella penisola che si chiama Italia nel 2008 i partiti che costituivano la vecchia CDL prendono il 56-57% dei voti. Tantissimi. Un record nella storia italiana.
Attenzione, non è una svolta a destra di un paese che sceglie i Tories britannici o De Gaulle. Questi sono voti ad una destra fatta prevalentemente di estremisti xenofobi – con un partito come la Lega che in pratica prende un quinto dei voti al Nord: il 20% – ad un progetto peronista di un imprenditore estraneo alla democrazia e ad un complesso di clientele e arcaismi familisti al Sud.
Se pensiamo che la “parte migliore” del vecchio centrodestra, presentatasi inutilmente da sola, è l’UDC, cioè il partito di Cuffaro e in generale del malaffare e della contiguità tra politica e crimine organizzato, forse abbiamo la misura del voto dato dal 56-57% degli italiani.
Paura, eh?
Cioè, quasi 6 italiani su 10 hanno votato in massa per questa cosa qui, non per una “destra economica” o per una destra del rigore, un partito conservatore, uno liberale, ecc. È una bella responsabilità.
Già, la responsabilità. Per dirla con i Nine Inch Nails, attualmente l’unico riferimento politico a cui mi sento di appellarmi, “you’re going to get what you deserve”. L’Italia ha scelto quella cosa lì. E l’hanno scelta in tanti, perché pure quelli che hanno votato UDC o La Destra parteggiano per quel complesso di valori rappresentato dal PDL, pur non concorrendone alla vittoria.
NON STUPIDI, DISPERATI
Trovo offensivo per gli italiani che si dica che, visto il voto, la gente “è stupida”. È una classica consolazione da centrosinistra: non ci hanno capiti, si fanno abbindolare, poverini.
Poverini una mazza. Sono 14 anni che Berlusconi e i valori che esprime stanno sul campo politico. Non regge più la scusa dei sempliciotti abbindolati dall’uomo con 6 televisioni. Sì, forse qualche nonnina, ma non nascondiamoci dietro questo.
Ammettiamolo: il 56-57% degli italiani sposa scientemente e in modo responsabile il progetto politico e i valori umani e culturali espressi dal berlusconismo in alcune o tutte le sue forme (quella nordista, quella sudista, quella antifiscale, quella clericale, quella non democratica).
Suona tremendo, vero? Suona incredibile, punk, oltraggioso? Ma è la verità. E francamente sono stufo di tecnicismi, di fughe nell’autocommiserazione, ecc.
Signori, capiamolo: alla stragrande maggioranza degli italiani Berlusconi piace, gli piacciono i suoi valori e vuole essere guidata da lui!
E lo sanno benissimo che non è adatto, che è una brutta persona e che si circonda di incapaci e di loschi figuri. Lo sanno perfettamente.
E lo votano *per quello*.
Votano Berlusconi perché sono disperati. Nel vero senso della parola. Non hanno speranza.
Cioè non sperano più in una risoluzione “di sistema” dei problemi, in un passo avanti collettivo. Non credono, insomma (direi anche con alcune ragioni), in una prospettiva di giustizia, fosse anche minima.
Sanno benissimo, gli italiani, che Berlusconi fa esclusivamente i fatti suoi (e tra l’altro tra un po’ li avrà fatti tutti, cosa gli manca ancora?) e insegue in seconda battuta un sogno delirante di gloria personale.
Lo sanno benissimo e conoscono perfettamente il suo valore morale.
È per quello che tutti a parole dicono di non amare Berlusconi ma poi all’atto pratico lo votano eccome.
Il fatto è che nella disperazione un capo disastroso e pronto a tutto può essere un’opportunità, perfino se ti disgusta. Cioè, se non c’è più speranza, se non credi nella giustizia, un potente gradasso è quello che fa per te.
Perché, in uno scenario senza speranza, gli interessi del potente gradasso di turno possono essere in parte anche i tuoi.
Perché non esiste potente vanitoso e gradasso senza corte, senza sotto-corte e senza sguatteri. E fare lo sguattero di questi tempi pare sia un privilegio, nel paese che ha inventato la figura dell’usciere.
Perché se non c’è giustizia tanto vale tifare per la banda del più forte. Male non fa. Al massimo non cambia nulla.
Perché se tu disperato senti la necessità di una scossa sceglierai sempre la scossa più forte, quella che dà risultati più disastrosi, ma che come tutti i disastri cela grandi opportunità per pochi.
LA PELLE (L’ORRORE, L’ORRORE!)
In questi giorni ho smesso di leggere di politica, ho accantonato i giornali, i libri, gli studi. E ho ripreso in mano quello che credo sia – in tutta la sua intima mostruosità e la sua sostanziale ipertrofia – il libro più politico e più veritiero, pur essendo artefatto al 90%, sull’Italia di sempre: “La pelle” di Curzio Malaparte.
Un consiglio: rileggetelo. Perché racconta la disperazione.
La disperazione che si trasforma in cosciente furbizia, in una ricerca delle opportunità che – tramontato il senso di giustizia – coincide perfettamente con il fatalismo.
E il ritratto atroce di quella Napoli affamata del dopoguerra, derelitta, cattiva, spogliata, che mangia i rifiuti (sic), vende e trasfigura le proprie figlie e si fa serva schifosa indistintamente di tutto ciò che ha i crismi del potere è la fotografia perfetta dell’Italia di oggi.
No, non sto dicendo che l’Italia è schifosa come la Napoli affamata di Malaparte perché ha votato per Berlusconi.
Sto dicendo esattamente il contrario: è un’Italia misera, disperata, spaventata e a corto di fiato quella che come ultimo atto di disperazione vota per il male maggiore, sperando di farne parte.
L’opportunità del male.
GRATIS, PER PAURA E OPPORTUNISMO
Mi è già capitato di scriverlo, ma il voto a quella cosa lì di Berlusconi (non riesco a chiamarla “destra”, perché è tutt’altro) è davvero un voto punk, nella sua etica “no future”.
Lo sanno benissimo gli italiani che il sistema ingiusto in cui vivono non potrà che diventare ancora più ingiusto, con Berlusconi e le sue masnade. Cioè, non equivochiamo. Gli italiani lo sanno già che Berlusconi fa schifo come persona ed è pessimo a governare. Ma sanno che con Berlusconi una minoranza più coraggiosa e spregiudicata può trovarsi dalla parte di coloro che beneficiano della situazione.
No, questa volta nemmeno Berlusconi è riuscito a vendere l’idea di miracolo. E gli italiani – che sono ufficialmente dei disperatissimi furbi – non hanno certo votato l’uomo dei sogni del 94, del 2001 e del 2006, perché sanno benissimo che non lo è.
E non pensiamo che la quota di coloro che hanno votato Berlusconi per clientele e maneggiamenti sia così ampia. Sì, in certe zone d’Italia è un problema endemico, ci mancherebbe, e il voto di scambio clientelare continua a prevalere nel centrodestra, ma la realtà è che stavolta la gente in gran parte ha votato Berlusconi gratis.
Non siamo così ingenui da credere che siano bastati i gadget promessi dal nano malefico per raccogliere consensi.
Sì, una parte di disperati si vende per pagare 80 euro l’anno in meno di bollo o un paio di centinaia di euro in meno di ICI, perché non si chiede come faccia lo Stato a fargli quei graditi regalini. Perché non sa che li paga altrove e con gli interessi.
La situazione è altra. Non lo fanno per elemosina. Non lo fanno per clientela. Lo fanno per un maligno senso di paura, che dà risultati esattamente contrari a quelli studiati da Hobbes. La paura diventa antisociale, familista, personalista. Senza nemmeno più le certezze delle vecchie e sane (…) clientele di una volta.
UN PROBLEMA DI SCALA: LA TEORIA DELLO TSUNAMI
È per questo che sono stranamente tranquillo nel giorno della massima espansione elettorale della destra in Italia.
Perché mi rendo conto che l’episodio elettorale resta tale.
Il danno è nella società, nell’insicurezza delle persone, nella cattiveria di chi sente di non avere più speranze.
E questo non è un dato politico contingente: è un problema più “lungo”, che viene da lontano e non finisce domani (anzi…).
Certo, recentemente ha avuto le sue esplosioni fenotipiche (la monnezza, un Governo Prodi perennemente in bilico e contestato dai suoi stessi ministri, il potere d’acquisto che cala, ecc.), ma basta riflettere per qualche secondo per capire che c’è un problema di valutazione di scala.
Vista così da vicino l’Italia può solo generare rabbia, sconforto e paura (i sentimenti prevalenti di oggi) e voti conseguenti.
Mi sono convinto che la scala dei problemi italiani (ma vorrei usare una parola meno negativa, tipo “issues”) sia altra.
Va visto tutto da più lontano, nello spazio e nel tempo. Perché altrimenti non si spiega e non si risolve nulla. Che poi è quello che accade da tempo.
Insomma, Berlusconi al potere, il più brutto e cattivo di sempre, non è che una delle manifestazioni di un problema più ampio, più vecchio, più profondo. E non ne è la soluzione, semmai una minima aggravante.
Accettiamo questo: in sostanza Berlusconi è un fenomeno irrilevante rispetto alla portata del problema-Italia, che è infinitamente più ampio. Berlusconi non è che una cacca in uno tsunami. Vogliamo iniziare a preoccuparci dell’onda?
I DIRITTI, PERO’…
Quel che mi spaventa di più (pur essendo un residente nel nord produttivo, lavoratore creativo in proprio e pagante un sacco di tasse, che quindi beneficerà sicuramente delle regalie berlusconiane) è ciò che accadrà dal punto di vista dei diritti.
Parlo dei diritti della persona. Perché su questo risultato la Chiesa profitterà mostruosamente. Ma ho un po’ di speranze.
Credo che buona parte di quel 56-57% di italiani che hanno votato per Berlusconi non sia molto convinta a far entrare i vescovi in camera da letto.
È disposta a tutto, ma non a rinunciare a quel pezzo di vita. Proprio come ne “La pelle” (questo link porta alla sua pagina su Anobii): nella miseria totale l’unica forma di attaccamento alla vita è il sesso, forse l’amore (disperato, alla Nada). Di ogni tipo.
Sarà per quello che mentre scrivo la parola d’ordine su Twitter, condivisa da molti, è sostanzialmente “scopiamo per reagire”. È una reazione umana che trovo bellissima, perfino nel suo eccesso verbale.
PESSIMI BUONI PROPOSITI
In ultimo, qualche rapida riflessione sul “che fare?”.
Capitolo difficile. Non ho consigli da dare e francamente non credo di essere legittimato a farlo.
Posso dirvi cosa conto di fare io, avvertendovi che ragiono da una posizione di relativo privilegio (lavoro in proprio nel ricco nord produttivo, guadagno abbastanza bene, posso disporre liberamente del mio tempo e non devo rendere conto a nessuno delle mie azioni) e che ognuno fa storia a sé.
Una parte riguarda direttamente me. Le sconfitte fanno crescere, perfino se prese a raffica (ricordo a tutti che tifo per il Toro). Non amo il rito comunista dell’autocritica, preferisco riflessioni più pratiche e costruttive e detesto chi si piange addosso.
Un’Italia così mi disgusta, certo. Forse dovrei essere più compassionevole, ma vengo da un’altra cultura.
Posso solo prendere un impegno serio, che è migliorare me stesso. Tra l’altro c’è molto da fare. Credo laicamente alla teoria per cui i miglioramenti interiori portino benefici a ciò che hai intorno.
Credo anche che la gente che andrà al potere nei prossimi giorni sia pericolosa per i valori a cui tengo.
Parlo di valori veri, quelli che ti permettono di distinguere tra il bene e il male. E sono valori su cui non sono disposto a cedere, ma nemmeno a trattare.
Possono riscrivere i libri di storia, ma non riscriveranno la storia, possono santificare i mafiosi ma non renderanno appetibile l’ingiustizia a chi la subisce.
Ci sono cose non negoziabili. Ma non lo capiscono. E su questo, su queste vendette idiote e di bassa lega, genereranno tanta negatività che compatterà i loro avversari. Sono stupidi, certi berlusconiani: state pur certi che non mancheranno di farlo.
So per certo che in un’Italia sempre più “a misura di portafoglio” la difesa dei valori e degli stili di vita passa attraverso il denaro: vivere come si vuole è un lusso e lo sarà sempre di più.
E’ per questo che il mio pensiero costruttivo è quanto più di sanamente individualista e libertario si possa concepire e forse scandalizzerà qualcuno.
Per difendere la mia vita, la vita come la voglio io nella sua irrazionalità e irrequietezza (ed è una vita che mi piace e che voglio migliorare sempre di più e di cui non intendo rendere conto a nessuno), ma anche nei suoi valori che reputo buoni, credo che dovrò cercare di arricchirmi il più possibile.
Prima di gridare allo scandalo, rifletteteci.
Perché i soldi ti pagano la libertà, in questa Italia.
Ti pagano il diritto di abortire o anche solo di prendere la pillola del giorno dopo (basta pagarsi un viaggio in Francia), ti pagano il diritto all’eutanasia e ad una morte dignitosa, ti pagano una vita insieme se sei una coppia di fatto, ti pagano la libertà sessuale, la libera informazione, un’educazione laica e libera, una televisione non di regime, la libertà di assumere le sostanze che vuoi, un ambiente migliore, ecc.
Questo non vuol dire che smetterò anche per un solo centesimo di secondo di lottare affinché questo spetti di diritto a tutti, anche a chi non ne capisce l’importanza.
Ma a quasi 34 anni, dopo esattamente 20 anni di militanza ininterrotta e faticosa, credo che sia giusto ricordarmi che negli spazi tra una lotta e l’altra dovrei vivere.
Sta per arrivare…
Lou Miracolo sta per arrivare, presto su queste pagine lo scoprirete anche voi!




